Bonus Sisma: le detrazioni per gli interventi antisismici

Cosa permette la normativa

Mappa pericolo sismico

Da ormai diversi anni lo Stato agevola il recupero del patrimonio edilizio facendo rientrare tra le spese detraibili anche quelle sostenute per realizzare interventi legati alle ristrutturazioni edilizie.

A disciplinare le detrazioni irpef vi è in particolare l’articolo 16-bis, comma 1, del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi), il quale prevede per questi interventi una detrazione del 36% della spesa sostenuta, da ripartire in 10 quote annuali, su un importo massimo di spesa di 48.000 euro.
La percentuale del 36% è stata elevata al 50% con una spesa massima a 96.000 euro per gli interventi fino al 31 dicembre 2019.

L’articolo 16 del decreto legge n. 63/2013 ha poi introdotto il cosiddetto “bonus sisma”, prevedendo detrazioni maggiori e regole più specifiche per usufruirne.
In particolare le detrazioni, valide per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021, possono essere usufruite anche dai soggetti passivi Ires, dagli Istituti autonomi per le case popolari e dagli enti che hanno le stesse finalità sociali, dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa e soprattutto è stata concessa ai condomini la possibilità di cedere il credito ottenuto in alternativa alla fruizione della detrazione.

Guardando in dettaglio le normative possiamo osservare che la percentuale di detrazione può arrivare fino all’85% e deve essere ripartita in 5 quote annuali invece dei precedenti 10. La percentuale della detrazione varia in base alla tipologia e alla zona sismica in cui si trova l’edificio, oltre a dipendere dal risultato ottenuto in termini di livello antisismico raggiunto dalla ristrutturazione edilizia.

Con il sismabonus la detrazione fiscale di base pari al 50% della spesa sostenuta aumenta se dopo i lavori si riduce il rischio sismico valutato sulla base di una graduatoria di 8 classi da A+ (meno rischio) a G (più rischio).

La detrazione fiscale può essere così riassunta:

  • nel caso di abitazioni e edifici utilizzati per attività produttive, il bonus è calcolato su una spesa massima di 96.000 euro per unità immobiliare e per ciascuno anno ed arriva al:
    – 70% se si passa a 1 classe di rischio inferiore
    – 80% se si passa a 2 o più classi di rischio inferiori
  • nel caso di parti comuni dei condomini, il bonus è calcolato su una spesa massima di 96.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono il condominio e può arrivare al:
    – 75% se si passa a 1 classe di rischio inferiore
    – 85% se si passa a 2 o più classi di rischio inferiori

Con il provvedimento n.108572 dell’8 giugno 2017 e con la circolare n. 17/E del 23 luglio 2018, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i condomini possono cedere il vantaggio fiscale ottenuto dalla ristrutturazione delle parti comuni alle imprese che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati. Attraverso la cessione del credito il contribuente può beneficiare dell’erogazione in un’unica soluzione della detrazione riconosciuta (dal 50% e fino all’85%) e sarà il cessionario al quale è stato attribuito il credito d’imposta a utilizzare l’importo riconosciuto.

In questo modo, il contribuente può beneficiare dell’immediato incasso del bonus. Ad esempio, se il valore dell’intervento è 10.000€ e il bonus fiscale è pari a 8.500€, il cliente dovrà sostenere un esborso iniziale pari soltanto a 1.500€.

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